Rassegna stampa – intervista G. La Croce e M. Berti su Business Community
02 luglio 2026
Rassegna stampa
Intervista G. La Croce e M. Berti su Business Community

Da Milano a Bologna, una realtà consolidata della consulenza professionale italiana compie il proprio percorso con un'identità chiara e un'offerta di servizi che guarda alle sfide più complesse del mondo aziendale contemporaneo.
È lo Studio La Croce, fondato nel 1975 e considerato come un fermo punto di riferimento per imprenditori e aziende che cercano competenze integrate in materia fiscale, societaria, contabile e di gestione straordinaria. Dottori Commercialisti e Revisori Contabili lavorano fianco a fianco, accomunati da valori che, in un settore dove la fiducia è tutto, fanno la differenza.
Se la solidità dello studio parla attraverso i decenni di attività, è però sul fronte delle operazioni straordinarie, delle ristrutturazioni industriali e finanziarie e della gestione della crisi d'impresa che Studio La Croce esprime la propria vocazione più specifica: quella di affiancare le aziende nei momenti più delicati e determinanti della loro esistenza.
Come è nato il legame professionale tra le realtà di Milano e Bologna?
Giovanni La Croce - Lo Studio La Croce è una realtà professionale nata nel 1975, già ben radicata a Milano e nota in tutta Italia per l'expertise nel campo della crisi d'impresa e del diritto fallimentare. Tutto ha avuto inizio a Ravenna tra il 2000 e il 2001, durante una complessa pratica fallimentare che coinvolgeva un importante gruppo nel settore dei cavi elettrici. In quell'occasione, i due futuri soci si trovarono su fronti contrapposti: uno come curatore fallimentare e l'altro come rappresentante di un fondo francese interessato all'acquisizione. Lavorarono in modo proficuo per circa due anni e, al termine della pratica, decisero di unire le forze per costruire a Bologna uno studio strutturato e specializzato nella crisi d'impresa.
Quale fu l'intuizione che segnò l'inizio di questo percorso comune?
Mattia Berti - La scintilla scaturì da una proposta del tutto innovativa per l'epoca: gestire un'asta unitaria mettendo insieme i beni di due diversi fallimenti. Questa operazione, realizzata per la prima volta in Italia, fu possibile grazie alla capacità di visione comune e all'ambizione di interpretare la professione in modo diverso rispetto agli standard abituali, puntando a raggiungere i vertici del settore.
Quali tappe hanno segnato la crescita della sede bolognese fino a oggi?
Mattia Berti - Dopo l'apertura nel 2003 sotto il marchio Studio La Croce, il momento di svolta è avvenuto nel 2019 con la fusione con lo Studio Bosi Ungania Zambelli. Questa operazione ha trasformato radicalmente la sede di Bologna, che inizialmente si occupava quasi esclusivamente di crisi d'impresa, in una struttura multidisciplinare capace di offrire consulenza fiscale, societaria e di bilancio. Oggi le dimensioni e la specializzazione della sede bolognese sono del tutto paragonabili a quelle della sede milanese.
In cosa consiste la vostra filosofia di servizio rispetto ai grandi network internazionali?
Giovanni La Croce - Ci posizioniamo in modo differente rispetto alle "Big Four" o ai grandi studi internazionali puntando su una minore standardizzazione e una maggiore qualità del servizio. Una nostra regola ferrea è che il "front-office" con il cliente non viene mai delegato a stagisti o neoassunti; l'analisi delle pratiche e il rapporto diretto sono gestiti esclusivamente da soci e associati esperti. Preferiamo negoziare tariffe competitive piuttosto che rinunciare alla supervisione diretta del professionista senior.
In che modo l'esperienza nella crisi d'impresa arricchisce la vostra consulenza ordinaria?
Giovanni La Croce - La crisi d'impresa è una scuola straordinaria perché mette alla prova la tenuta dei contratti, fa esplodere le questioni di responsabilità e i conflitti sociali. Questa meticolosità ci permette di gestire con maggiore profondità anche le operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni) tradizionali per i nostri clienti, applicando un rigore giuridico che difficilmente si acquisisce in altri ambiti.
Perché sentite l'esigenza di procedere verso una "depersonalizzazione" dello studio?
Giovanni La Croce - Il mercato professionale è cambiato: l'epoca dei grandi nomi solitari, dei "guru" della consulenza come potevano essere i maestri del passato, è tramontata. Vogliamo che lo studio diventi un'entità corale e meno dipendente dalle singole figure dei fondatori, tanto che stiamo valutando di sostituire l'attuale brand molto legato al nome del suo fondatore, nel suo acronimo "SLC", per garantire continuità e solidità alla struttura indipendentemente dai singoli nomi.
Qual è il vostro giudizio sull'impatto dell'intelligenza artificiale nella professione?
Mattia Berti - La consideriamo uno strumento potente per la raccolta e l'organizzazione dei dati, capace di accelerare le fasi di studio e l'assimilazione delle informazioni di base. Tuttavia, siamo convinti che non possa sostituire la creatività umana e la "cultura selettiva" necessaria per applicare correttamente i precedenti ai casi specifici. C'è però un dibattito interno sulla sua affidabilità come strumento di controllo: mentre per alcuni può essere un utile supporto di verifica, per altri non è ancora in grado di garantire l'attendibilità dei risultati.
Quali pericoli intravedete nell'affidarsi troppo alla tecnologia, specialmente per i giovani?
Giovanni La Croce - Il rischio è che la velocità dello strumento venga scambiata per efficacia. I giovani professionisti, spesso privi di una solida formazione scolastica di base, potrebbero non avere gli "anticorpi" necessari per riconoscere errori o trappole generate dalla macchina. Abbiamo assistito a casi in cui relazioni di bilancio prodotte dall'IA risultavano totalmente errate nonostante il dato di partenza fosse corretto. La velocità imposta da strumenti come mail o WhatsApp rischia di soffocare il momento riflessivo che è alla base di una consulenza di qualità.
Quali sono le vostre ambizioni di espansione per il futuro dello studio?
Mattia Berti - L'obiettivo è far crescere lo studio oltre l'asse Milano-Bologna, puntando verso il Triveneto, il Centro Italia e il Sud, per creare una realtà nazionale di circa 120-130 professionisti. Vogliamo mantenere un modello di gestione democratico, dove non ci sia una predominanza dei soci anziani sui giovani e dove ciascuno possa vedere valorizzato il proprio contributo, pur all'interno di una struttura che garantisca standard di qualità elevati e uniformi su tutto il territorio.
Conad si aggiudica per 22 milioni un lotto di supermercati Realco
11 giugno 2026
Conad si aggiudica per 22 milioni un lotto di supermercati Realco
Con una partecipazione congiunta Conad Nord Ovest e Conad Centro Nord si sono aggiudicate un lotto di supermarket e alcuni immobili di Realco, società cooperativa di Reggio Emilia in procinto di depositare la proposta di concordato preventivo. Le due cooperative di dettaglianti socie del sistema Conad sono state le uniche realtà a presentare una offerta al Tribunale di Bologna per il lotto numero cinque, al prezzo base di 22 milioni, che comprende 9 supermercati con i relativi rami d’azienda della capogruppo Realco oltre a 5 immobili di proprietà. I punti vendita hanno una superficie che oscilla tra i 400 e più di mille metri quadri mentre una trentina di lavoratori in due negozi a gestione diretta del gruppo Realco cambieranno casacca.
Nelle ultime settimane erano stati fatti tanti nomi di catene della Gdo, da Distribuzione Italiana a Carrefour-Gs, da Crai a Migros ma anche Selex, Lidl, Eurospin, VèGè, tutte interessate agli asset di Realco, cui fanno capo circa 130 supermarket a insegna Sigma, Ecu ed Economy, di cui alcuni chiusi.
Oggi «al Tribunale di Bologna verrà depositato il piano di concordato in continuità indiretta - spiega al Sole 24 Ore Mattia Berti, advisor finanziario dello Studio La Croce incaricato dalla proposta concordataria e delle trattative con i soggetti interessati -. Prevediamo la continuità dell’attività diretta di Realco non oltre la fine di luglio. Entro quel termine ci sarà una nuova asta in cui si punterà a vendere i restanti asset tra cui punti vendita, supermercati, immobili, la sede direzionale di Reggio Emilia con la piattaforma logistica».
Mercoledì prossimo i rappresentanti dei lavoratori si siederanno al tavolo di crisi in Regione con tutte le altre parti coinvolte. «Nelle scorse settimane è stata pagata la Cig ai tutti i dipendenti dei punti vendita chiusi oltre a quelli della sede mentre per quelli della piattaforma logistica è stato aperto un contratto di solidarietà» aggiunge Laura Petrillo, Segretaria Filcams Cgil Emilia-Romagna che insieme a Fisascat Cisl e Uiltucs Uil segue la vertenza. Rimane l’emergenza occupazionale per poco più di 450 dipendenti del gruppo Realco a cui si somma un migliaio di addetti tra lavoratori indiretti e l’indotto.
La Croce e Rls in una ristrutturazione del debito. I creditori finanziari affiancati da Giovanardi e Alma Led
10 Aprile 2025
La Croce e Rls in una ristrutturazione del debito. I creditori finanziari affiancati da Giovanardi e Alma Led
Nei giorni scorsi una primaria società commerciale emiliano-romagnola ha concluso con i creditori finanziari un accordo ex art. 56 CCII dopo una complessa negoziazione.
La società è stata assistita nella predisposizione del piano finanziario dallo Studio La Croce nelle persone del dott. Mattia Berti e della dott.ssa Ivana Gigantiello e per la parte legale dallo Studio associato RLS ad opera degli avvocati Elena Santi e Diego Rufini.
I creditori finanziari sono stati assistiti dagli avvocati Carlo Alberto Giovanardi e Michele Falzone di Giovanardi studio legale e dagli avvocati Luca Magrini e Pasquale Mosella, nonché dalla dott.ssa Beatrice Carminati, dello studio Alma LED.
Crac Ac Cesena, dubbi dei consulenti sul debito col fisco e Lugaresi torna dai giudici per le plusvalenze
19 Marzo 2025
Crac Ac Cesena, dubbi dei consulenti sul debito col fisco e Lugaresi torna dai giudici per le plusvalenze
’Ac Cesena sarebbe sopravvissuto se l’Erario gli avesse riservato lo stesso trattamento di cui hanno usufruito altre società di calcio, come la Sampdoria, che aveva debiti col Fisco persino più alti dei 40 milioni di euro che erano “sul groppone” del Cavalluccio, o come la Reggina. Ma ha vinto la paura e si è deciso diversamente, col risultato che a rimetterci sono stati tutti: non solo i creditori ma lo Stato, che sono rimasti a bocca asciutta, mentre c’erano forse i margini per rimettere in piedi la baracca.
È il succo che si può ricavare da quanto hanno detto ieri, nella nuova udienza sul crac del Cesena Calcio, due luminari dell’economia e della contabilità: Giuseppe Savioli, professore ordinario di Economia aziendale all’Università di Bologna, e Mattia Berti, commercialista del prestigioso studio La Croce. Sono stati chiamati a parlare davanti ai magistrati in veste di consulenti di parte di due degli imputati accusati di essere stati tra i colpevoli del dissesto dell’Associazione Calcio Cesena: Mauro Giorgini, socio che a un certo fu chiamato a ricoprire il ruolo di amministratore senza deleghe, in un momento molto buio per la società bianconera, convinto da imprenditori amici e col plauso anche del mondo politico (anche se ha chiarito che comunque, nei fatti, il timone era rimasto in mano a Giorgio Lugaresi) e il vice presidente Graziano Pransani, entrambi difesi dall’avvocato Alessandro Sintucci.

Gaggio Tech, salvi i lavoratori. Acquirente cercasi
20 Marzo 2025
Gaggio Tech, salvi i lavoratori. Acquirente cercasi
In attesa di intercettare un imprenditore che rilevi il reparto plastica della Gaggio Tech e riparta con la produzione iniziata dalla Tecnostamp dell'azionista di maggioranza in uscita Alessandro Triulzi, ieri in Regione, si è svolto un nuovo tavolo tecnico per assicurare continuità alla ex Saga Coffee di Gaggio Montano, dopo la decisione di mettere in liquidazione la società. Al confronto tra i tecnici di viale Aldo Moro, il liquidatore Mattia Berti e i sindacati Fiom-Cgil e Fim-Cisl è intervenuto per un saluto, «a conferma dell'impegno della Regione nella risoluzione della vertenza e per la re-industrializzazione del sito», l'assessore al Lavoro Giovanni Paglia. «Abbiamo compiuto un primo passo importante - informa il funzionario Fiom, Primo Sacchetti - Il liquidatore ci ha formalizzato la disponibilità della Minifaber di Raffaello Melocchi a prendere in affitto per un anno un ramo d'azienda, quello della lavorazione della lamiera con cui già era socio di Triulzi al 40%, assicurando allo stabilimento il riassorbimento dei primi 25 lavoratori su 131». Trascorsi i dodici mesi, Melocchi, forte del progetto già in fase di attuazione per la produzione delle gelatiere con Revip e con la multinazionale parmense Custom sempre alla finestra, valuterà l'acquisizione. Sul fronte copertura economica del personale, invece, Berti ha confermato l'avvio del percorso per assicurare gli ammortizzatori sociali e a non lasciare neanche per piccoli periodi i dipendenti senza un salario.
Alessandra Testi



